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Decimazione
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Titolo originale Decimation
Numero 3x04
Data 22 Febbraio 2013 (USA)
4 Giugno 2013 (Italia)
Writer Seamus Kevin Fahey
Director Michael Hurst
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"Decimazione" è il quarto episodio di Spartacus: La Guerra dei Dannati ed il trentatreesimo dell'intera serie.

TramaModifica

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Al porto di Sinuessa i ribelli scaricano la merce dalle navi dei pirati mentre Crisso insiste con Spartacus di attaccare i romani visto che ritorneranno in forze maggiori ma il compagno invece preferisce che i suoi uomini non siano debilitati dalla fame, Crisso allora continua dicendo che il problema si risolverebbe se il cibo non fosse diviso con i prigionieri ma il trace dimostra ancora di non essere d'accordo, all'improvviso a Lugo scivola un'anfora piena di grano e i ribelli si precipitano a raccorglielo e lui li allontana prendendoli a pugni, Spartacus interviene dicendo di darne una manciata a tutti e basta, nel frattempo Naevia annuncia l'arrivo di nuovi schiavi e Crisso come provocazione chiede a Spartacus se darà il grano anche a loro.

Moltissimi schiavi entrano dentro la porta ed Agron riesce difficilmente a contenerli gridando a tutti di consegnare le armi e mostrare il marchio per dimostrare di non far parte della Repubblica, nella ressa di persone una schiava viene fermata da Saxa e la ragazza gli mostra il seno dove è stata marchiata, la ribelle dopo averlo toccato la bacia facendo ridere Gannicus ed i compagni vicini, poco più indietro Nemetes requisisce le monete ad un altro schiavo.

In quel momento Agron accompagna una schiava da Spartacus che ha notizie sulle pattuglie di Crasso che sono stanziate al nord, improvvisamente i ribelli vengono richiamati da un grido che indica la presenza di romani entrati dentro le mura, Spartacus ordina di chiudere la porta ed uccidere quasi tutti i soldati travestiti da ribelli, Nemetes
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dice che hanno reagito quando dovevano mostrare il marchio e dietro il trace un nuovo arrivato che ha intercettato un romano lo pugnala ripetutamente, il ragazzo si rivela essere Giulio Cesare e Spartacus rimane insospettito quindi gli chiede di fargli vedere il marchio, Cesare allora dice che il suo padrone aveva il vizio di marchiare i suoi schiavi all'inguine ed un giorno ha tolto di mezzo sia lui che il marchio facendo vedere una ferita probabilmente auto inferta.
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All'accampamento romano Tiberio viene curato dal medico e discute con Sabino dell'atteggiamento freddo di suo padre quando sono tornati ed il motivo per cui non si è fatto vedere poi chiede di Cesare e l'amico rivela che non è più tra loro, a quel punto chiede se fosse morto ma dalla tenda compare Crasso dicendo che è stato destinato altrove, quando poi il medico e Sabino escono dichiara che Cesare si è infiltrato nella città per agevolare la caduta dei ribelli, Tiberio allora capisce l'ordine di non radersi e suo padre risponde che bisogna assomigliare ad un lupo per entrare nel branco poi infine gli dice di discutere la punizione giusta per i suoi soldati che sono fuggiti dal combattimento.

Nella città Spartacus è preoccupato di sapere il motivo per cui Crasso non avanza con le sue truppe ed Agron dice che secondo lui bastano pochi per sconfiggerli ma Spartacus afferma che Crasso non lascia mai niente al caso e studia sempre la loro strategia, successivamente parlano dei nuovi arrivati ed il trace suggerisce di tenerli d'occhio per capire se ci sono traditori tra di loro, Gannicus dal fondo della stanza interviene dicendo che se per caso uno schiavo lo uccide chi prenderà il comando e Spartacus annuncia che Crisso sarà il nuovo capo con lui ed Agron come consiglieri, Crisso si augura che quel giorno non arrivi mai ma insiste nel marciare contro Crasso e Spartacus intima ancora cautela e di osservare i ribelli più dotati, Crisso protesta per il compito di doverli addestrare ma Spartacus chiude il discorso dicendo che non deve addestrarli ma osservarli attentamente per scoprire se alcuni di loro nascondono qualcosa di più.

Nasir comincia a confrontarsi con i nuovi arrivati atterrandoli senza fatica e venendo di conseguenza derisi da Saxa e Donar, poco dopo è il turno di Gannicus che chiama Cesare a combattere dicendo che ha avuto successo con il pugnale contro una persona ignara adesso vuole vedere se riesce a farlo con una spada ed una persona consapevole, i due cominciano il combattimento e Naevia dichiara a Crisso che è una perdita di tempo visto che se ci fosse un
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Cesare e Gannicus si sfidano per la prima volta

romano tra loro fingerebbe la sua goffaggine, Crisso risponde che un animale non riesce a nascondere la sua vera natura. Nel frattempo mentre i due parlano vengono ascoltati da Nemetes, intanto Gannicus dopo alcuni colpi punta la spada alla gola di Cesare dicendo che il ferro non è una cosa sconosciuta per lui, Cesare risponde che spesso essendo un pastore ha dovuto difendere i suoi animali e la spada era molto utile, il ribelle gli chiede il nome e Cesare risponde che il suo padrone gli ha imposto il nome di Lyciscus ma vuole sbarazzarsene al più presto, dopodichè riprende a combattere ma Gannicus con un gancio lo stende a terra e Cesare con il sangue che esce dalla sua bocca sorride e quando si rialza afferma che si prenderà la rivincita un giorno, detto questo Gannicus e gli altri ribelli cominciano a ridere per poi sfidarne un altro.

Mentre Cesare si trova vicino ad una fontana e si toglie un dente che si è staccato a causa del colpo subito viene avvicinato da Nemetes dicendogli che sono interessati a lui indicando Crisso e Naevia, Cesare si gira e nota la spada di Crasso nella fondina del ribelle poi risponde chiedendo se invece sono interessati a lui visto le monete requisite agli schiavi in precedenza, Nemetes a quelle parole lo minaccia di non dire niente a costo della sua vita ma Cesare lo calma dicendo che era solo un suo pensiero e che la città offre molte opportunità specialmente per chi le sa cogliere.

Intanto Laeta cerca di dare del pane ai prigionieri quando Spartacus scortato da Agron la raggiunge chiedendogli informazioni su Crasso, Laeta sembra sollevata dal suo arrivo ma Spartacus cerca di dissuaderla dal pensiero per poi chiedergli visto che erano in affari con lui alcuni suoi aneddoti, Laeta anche se riluttante racconta l'inganno che Crasso ha fatto all'Edile di Napoli contro un altro compratore attraverso un messaggio intercettato portando l'Edile alla scelta desiderata da Crasso scoprendo poi più tardi che il messaggio era stato scritto da Crasso in persona, Spartacus allora dice che anche lui ha intercettato un messaggio di Crasso e capisce di averlo usato per farsi largo al comando dell'esercito.

All'accampamento romano Crasso convoca il figlio rimproverandolo per la sua iniziativa ma giustificando a Tiberio la sua impulsività giovanile però dice che i soldati hanno avuto più paura del nemico che del comandante quindi dovranno essere puniti severamente.

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Nella sua tenda Tiberio rivela a Sabino che la punizione si tratta della Decimazione descrivendo in cosa consiste, poi dichiara che il suo amico resterà al suo fianco durante l'estrazione ma Sabino non vuole avere preferenze, Tiberio insiste dicendo che non merita di rischiare la vita ma l'amico per la paura di vederlo degradato ancora di più è deciso a partecipare alla punizione augurandosi di poter sopravvivere, Tiberio preso dalla rabbia della situazione in cui è obbligato scaraventa via il tavolo su cui stava preparando le pietre per l'estrazione. A Sinuessa, Spartacus ed Agron sono in cerca di Eraclio e chiedono informazioni a Castus che vuole offrirgli da bere ma i due rifiutano venendo trattato male dal Germano, vicino a loro Cesare e Nemetes parlano dei pirati Cilici ed il romano mostra la sua intolleranza verso di loro, Nemetes lo avverte di non far sapere cosa ne pensa visto che Spartacus li apprezza, Cesare allora dice che non sembra molto d'accordo con le sue azioni ma Nemetes dice
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che non ha importanza perché lui è un umile servitore del grande condottiero di Tracia poi aggiunge di aver rischiato la sua vita per lui moltissime volte e ora vede i romani prigionieri sfamati e riveriti ed il suo bottino che si era guadagnato requisito per fare affari con i Cilici, a quel punto Cesare gli offre i suoi soldi per cementare la sua amicizia ed accumulare molto più denaro di comune accordo.

Per le vie della città Sibilla si scontra con Laeta che fa cadere il pane destinato ai prigionieri, la romana gli ordina di non dire niente a nessuno, Sibilla allora comincia ad aiutarla e dichiara di aver sempre voluto risiedere nella sua casa o essere liberata da Lauro, Laeta gli risponde che non era necessario però far cadere anche la città poi gli consiglia di godersi la vita più che può perché le cose possono cambiare.

Poco lontano Brizius malmena un prigioniero romano ed in suo soccorso intervengono Gannicus e Saxa intimandogli di non toccare i romani per ordine di Spartacus, Brizius allora dice che è stato lui a spingerlo ed il ragazzo romano dice che voleva soltanto avere notizie di sua sorella Fabia, per la sua insistenza Brizius è deciso a colpirlo ma Gannicus lo ferma facendolo cadere, per l'affronto il ribelle cerca di reagire ma Saxa lo invita a non provarci poi si rivolge al romano ordinandogli di non infastidire più nessuno, nello stesso istante Sibilla li raggiunge dicendo di avere una cosa importante da riferire.

Nell'accampamento romano Crasso e Kore fanno l'amore e dopo aver finito Marco confessa la sua preoccupazione per il figlio che secondo lui è rimasto ancora un bambino anche se cerca di fare l'adulto, Kore lo rassicura dicendo che ha combattuto per la gloria di Roma quindi chiede se non può essere considerato come un qualsiasi soldato sotto il suo comando.

A Sinuessa, Spartacus si intrattiene con Eraclio dicendo che le sue unità sono aumentate ed ha bisogno di più cibo perché non è abbastanza, il capo dei pirati contesta il fatto che se non lo dividessero per dar da mangiare ai romani gli basterebbe, Spartacus risponde che non sono romani e che non diventeranno come loro con azioni inutilmente crudeli, a quel punto Eraclio accetta le sue condizioni.

Nella taverna della città Crisso e Naevia vogliono parlare con Nemetes che è intento a trattenersi con Cesare ma Crisso non sente ragioni e lo spinge contro il muro per sapere cosa ha scoperto, Nemetes dice che il ragazzo sembra non avere simpatia per la Repubblica, Naevia dopo aver allontanato gli amici di Nemetes che tentavano di aiutarlo dice che potrebbe mentire ed il Germano risponde che lo sottoporrà ad un ultima prova per vedere come reagirà.

Poco dopo Nemetes accompagna Cesare in una stanza dove una ragazza romana è stata più volte violentata e ferita, Cesare chiede se sia stato Spartacus a permettere tutto questo ma Nemetes gli risponde ovviamente di no
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Cesare uccide Fabia liberandola per sempre dalle sue sofferenze

poi gli consegna un pugnale e gli intima di possederla e poi lasciare un segno sul suo corpo come hanno fatto tutti gli altri, Cesare impietosito chiede alla ragazza il suo nome e la romana rivela di essere Fabia allora lui gli confessa di essere romano e un emissario di Crasso che fra poco verrà a liberarla, la ragazza ormai senza più speranza chiede a Cesare di liberarla da tutto il suo dolore e Cesare piangendo e rimanendo impietosito gli promette che non sarà mai dimenticata poi come promesso la uccide con il coltello, fatto questo porta il suo corpo fuori dalla stanza e Nemetes gli chiede cosa abbia fatto, Cesare risponde che gli ha fatto fare la fine che tutti i romani prigionieri dovrebbero avere, a queste parole Nemetes comincia a ridere considerandolo uno di loro.

All'accampamento romano durante la Decimazione ricordandosi quello che gli ha detto Kore ordina al figlio di prendere parte anche lui alla punizione, i soldati estraggono le pietre e Tiberio ne pesca una nera e si salva ma purtroppo Sabino trova una delle cinque bianche quindi viene sottoposto alla flagellazione, Tiberio piangendo dice che non ce la fa ma l'amico in un ultimo gesto di lealtà gli dice che non può disobbedire.

Intanto in città Laeta porta del pane ai prigionieri quando Saxa e Gannicus la scoprono guidati da Sibilla che si scusa ma non poteva tacere su quello che aveva visto.

Nella piazza del mercato Nemetes
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trasporta fuori il corpo della ragazza sotto gli occhi disperati del fratello, Crisso stupito chiede una spiegazione e Nemetes dice che ha cercato di aggredirlo quasi riuscendo ad ucciderlo ed è salvo grazie a Lyciscus, Cesare vista la situazione approfitta per metterli uno contro l'altro dicendo riferendosi ai prigionieri di lasciarli vivere ed è quello il modo con cui li ringraziano, Naevia interviene dicendo che devono essere estirpati e Gannicus nello stesso momento afferma che devono essere estirpati come Attius, Crisso cerca di bloccarlo dicendo che il discorso è chiuso ma Gannicus continua rivelando che non era stato Attius a liberare i prigionieri ma la moglie dell'Edile e che adesso Saxa sta portando i prigionieri da Spartacus, Naevia a quel punto
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risponde che non ha importanza perché era un romano, Gannicus la afferra per un braccio dicendo che era un suo amico e poi la offende, alle sue ingiurie Crisso lo aggredisce gettandolo a terra ed anche Naevia partecipa ma Gannicus con un sgambetto la fa cadere, nella mischia Gannicus prende il sopravvento e salendo sopra il corpo del compagno cerca di strozzarlo, a quel punto Nemetes interviene allontanando Gannicus per cercare di calmarlo ma quest'ultimo si libera rifilandogli una gomitata in faccia per poi ricominciare la lotta, nello stesso momento che Nemetes si sta riprendendo appoggiato al muretto sotto i prigionieri il fratello di Fabia per vendicarsi avvolge la catena delle manette intorno al suo collo tentando di ucciderlo, Gannicus nel frattempo blocca un braccio di Crisso per spezzarlo
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Cesare incita i ribelli contro i romani

mentre Cesare tira fuori un coltello guardando verso Nemetes che sembra impaurito dalla doppia minaccia, in una frazione di secondo Cesare lancia il pugnale ed uccide il prigioniero romano mentre Naevia afferra una pietra e colpisce Gannicus in testa facendogli perdere i sensi, ancora una volta Cesare arringa la folla incitandola ad uccidere i romani e Naevia rivolgendosi a Crisso afferma che devono tutto a Spartacus ma il ragazzo ha ragione, a quel punto è Crisso ad incitare la folla ed ordina di uccidere tutti i romani per far si che la città sia veramente loro.
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Tiberio uccide Sabino obbedendo all'ordine di suo padre

Nel campo romano la Decimazione ha inizio e i soldati romani cominciano a colpire con dei bastoni i condannati e Tiberio piangendo dal dolore per l'amico comincia anche lui a colpirlo.

Le immagini si sovrappongono con il massacro dei prigionieri nella città di Sinuessa, alla fine Tiberio effettua il colpo di grazia a Sabino uccidendolo che cadendo si nota la pietra bianca scivolare dalla sua mano, Tiberio visibilmente scosso si rivolge a suo padre dicendo che adesso ha imparato la lezione.

Intanto Spartacus conclude l'accordo con Eraclio quando Nasir sopraggiunge con Castus ed Agron lo guarda malamente, il compagno afferma che Crisso ha perso la testa cominciando ad uccidere i romani, Spartacus allora se ne va per intervenire ed Agron arrabbiato dice a Nasir che può rimanere lì con i pirati visto che preferisce la loro compagnia.

In città Saxa cerca di salvare i prigionieri accompagnandoli da Spartacus ma Brizius ed un altro ribelle gli bloccano la strada, la ragazza intima di farli passare ma Brizius risponde che adesso non c'è il suo compagno a salvarla quindi cominciano a combattere ma in pochi secondi Saxa spinge Brizius ad un muro puntandogli i suoi pugnali alla gola, dall'altro lato della strada anche Nemetes e gli altri sopraggiungono e Saxa parte di nuovo all'attacco saltando addosso al compagno ma Cesare la stordisce con un pugno, Nemetes reagisce all'aggressione scaraventandosi sui prigionieri uccidendo Ulpianus poi Crisso fa mettere Laeta in ginocchio pronto per decapitarla ma nel momento in cui sta per colpirla Spartacus improvvisamente blocca la sua spada intimandogli di recuperare il senno oppure lo ucciderà in quello stesso istante, Crisso allora risponde che è lui ad aver perso la ragione visto che la moglie dell'Edile lo ha fatto cadere dal piedistallo, a lui si aggiunge Naevia che gli rivela di essere stata lei a nascondere i prigionieri e prenderlo in giro, ulteriore conferma arriva da Gannicus che ripresosi dice lo stesso e quindi Attius non meritava la sua fine.

Spartacus allora rivolge lo sguardo e la spada verso Laeta dicendo che questo è il ringraziamento per aver avuto pietà di lei, la romana sentendosi offesa risponde che ha ucciso suo marito, trucidati migliaia di cittadini quindi
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deve sentirsi in colpa per aver tentato di salvarne un piccolo manipolo da una simile crudeltà, Naevia interviene dicendo che i loro maestri sono stati proprio i romani, infine Crisso lo invita a togliergli la vita così che possono tornare una persona sola, Spartacus risponde che se lo meriterebbe ma non è in questo modo che tornerebbero ad avere uno scopo comune quindi si rifiuta, allora Crisso dice che sono in molti a chiedersi cosa abbia in mente e Spartacus risponde deciso che anche lui si domanda se può fidarsi ancora di lui per il futuro, dalle sue parole Crisso viene preso dalla rabbia con l'intenzione di aggredirlo ma viene trattenuto da Agron, dopodiché Spartacus ordina che vengano radunati tutti i superstiti romani nella villa e che chiunque discuta ancora i suoi ordini finirà come quelli che hanno ucciso.

Dopo che il trace se ne è andato Naevia si rivolge a Crisso dicendo che gli devono molto e non lo dimentica ma è l'ora che prendano strade diverse, insieme a lei anche Crisso dice che sia giunto il momento di forgiare da soli il proprio destino, vicino a loro Cesare rimane a guardare cominciando a ridere per la situazione.

NoteModifica

  • La parola "Decimazione" a cui il titolo fa riferimento era una punizione estrema di disciplina militare che consisteva l'uccisione di un soldato ogni dieci per punire ammutinamenti e atti di codardia, come mostrato nell'episodio venne ripresa da Marco Licinio Crasso durante la Terza Guerra Servile contro Spartaco.
  • Nell'episodio "Nemici di Roma" Tiberio mentre parla del fuoco che brucia dentro di lui per le sue ambizioni l'amico Sabino risponde "mi ricorderò di non starti troppo vicino per paura di bruciarmi" che si rivelerà un presagio giusto visto che proprio per la sua ambizione porterà l'amico ad essere ucciso in questo episodio.
  • Durante il massacro dei prigionieri romani una piccola scena è identica al massacro avvenuto nella presa della città nell'episodio "Lupi alla Porta".
  • Nel combattimento con Gannicus, si può notare che Cesare getta via la sua spada immediatamente prima di venire colpito e successivamente cadere a terra.
  • Nella scena finale della Decimazione è facile notare come durante la sequenza digitale rallentata, l'arma impugnata da Tiberio non tocca effettivamente il volto di Sabino.
  • Il nome di Quinto citato da Crasso è probabilmente un riferimento a Rufus.
  • Il nome di Mario citato da Sabino è un riferimento al famoso Console romano Gaio Mario, zio di Giulio Cesare, ricordato per la riforma militare dell'esercito romano ma soprattutto per la guerra civile contro Silla nell'87 a.C. per la conquista di Roma.
  • Nella taverna di Sinuessa mentre Cesare e Nemetes parlano dei pirati Cilici il romano dice "mi è stata inflitta la loro compagnia, negli anni passati", riferendosi al reale rapimento subito da Cesare da parte dei pirati Cilici nel 74 a.C. che lo condussero sull'isola di Farmacussa nelle Sporadi meridionali liberandolo successivamente tramite il pagamento di un riscatto che venne raddoppiato dallo stesso Cesare per dare l'opportunità ai suoi uomini di organizzare ulteriori risorse per salvarlo con la scusa di recuperare i talenti necessari, tornato libero riunì l'esercito con il Propretore Marco Iunco ma quest'ultimo si rifiutò di punire i pirati per impadronirsi del denaro ricevuto e rivenderli come schiavi, Cesare allora prima che Iunco potesse mettere in atto i suoi piani porcedette personalmente a catturare i pirati mantenendo la promessa che aveva fatto loro di ucciderli tutti durante la prigionia facendoli crocifiggere dopo averli strangolati recuperando anche il denaro usato per pagare il riscatto.
  • Molte volte sia Crasso che Tiberio pronunciano la frase "la mia parola è il mio volere" creando una similitudine con la frase "il tuo volere, le mie mani" associata spesso ad Enomao oltre ad essere ricorrente durante le serie precedenti.
  • Il creatore Steven S. DeKnight ha rivelato che la sua parte preferita è durante la Decimazione che lui considera brutale, potente e dolorosa come del resto il momento tra Cesare e Fabia.
  • Durante la conversazione tra Kore e Crasso, Simon Merrells rompe per alcuni secondi la "quarta parete" guardando direttamente verso la telecamera.
  • Il nome Lyciscus usato da Cesare potrebbe essere un riferimento anche se non confermato dello Stratego della lega Etolica nel 178 e 172 a.C. oltre a servile fautore dei romani fino al punto di consigliare loro una politica di violenza contro il proprio paese come infatti viene rappresentato nell'episodio infiltrandosi nei ribelli cercando attraverso losche strategie di mettere i rivoltosi uno contro l'altro.

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