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Bottino di Guerra
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Titolo originale Spoils of War
Numero 3x06
Data 8 Marzo 2013 (USA)
18 Giugno 2013 (Italia)
Writer Jed Whedon
Director Mark Beesley
Precedente Fratelli di Sangue
Successivo Morte Ineluttabile

"Bottino di Guerra" è il sesto episodio di Spartacus: La Guerra dei Dannati ed il trentacinquesimo dell'intera serie.

TramaModifica

L'episodio inizia come è terminato quello precedente dove Cesare invita i ribelli a scappare, i soldati romani penetrano nella città attraverso la porta distrutta ed i ribelli decidono di resistere ma poi contro il numero superiore dei soldati sono costretti ad arretrare invece i romani vengono coadiuvati dalle forze di Crasso.

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Crasso entra in Sinuessa

Da un altro lato della città anche Spartacus, Crisso, Gannicus e Naevia sono impegnati a combattere con tutti i soldati romani sopraggiunti e Crisso chiede come abbiano fatto ad entrare, in quel momento i compagni che stavano mettendosi in salvo si uniscono a loro ed è Agron a rispondere che sono entrati dalla porta principale perché sono stati traditi, Spartacus pensa che sia stato solamente Eraclio promettendo di fargliela pagare ma Agron di nuovo dice che è stato Lyciscus a fare il doppio gioco e Saxa aggiunge che è un romano, a quel punto dopo aver capito di essere stati traditi da entrambe le parti Agron chiede preoccupato dove si trovi Nasir per poterlo raggiungere invece Spartacus ordina a tutti di raggiungere la porta nord e dirigersi verso le montagne, Crisso rabbiosamente è deciso a combattere ma Spartacus risponde che Crasso li ha colti di sorpresa e non sono preparati per difendersi allora Crisso a sua volta dice che neanche uscire sarà facile visto che i romani gli piomberanno addosso, alla discussione interviene Gannicus affermando di creare un diversivo per prendere tempo, Spartacus non sembra intenzionato a dargli ascolto e si propone lui ma il compagno insiste dicendo che il suo è un comportamento sconsiderato perché lui è il comandante e la sua caduta sarebbe fatale invece la sua avrebbe
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meno conseguenze, Saxa stringendogli un braccio dice che ne avrebbe per lei ma Gannicus sembra non cambiare idea e dopo una serie di sguardi preoccupati ed il suono della tromba romana in avvicinamento i ribelli obbediscono al consiglio e Spartacus si rivolge a Gannicus augurandogli buona fortuna e che lo aspetteranno più tempo possibile, l'unico che rimane insieme a lui è Donar che scherzando afferma che la perdita della sua vita porterebbe ancora meno conseguenze della sua. Da un'altra parte della città anche Nasir e Lugo si trovano a combattere i romani ed insieme a loro Castus rimane al fianco del siriano salvandogli la vita, in quel preciso momento però Agron arriva sul posto e come una furia attacca il Cilicio che cerca di difendersi con una lancia ma il Germano la spezza in due per poi bloccarlo puntandogli la spada alla gola con l'intenzione di ucciderlo, Nasir lo ferma appena in tempo dicendo che li sta
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aiutando ma Agron risponde che i pirati di cui lui fa parte li hanno traditi, questa volta è Castus a giustificarsi dicendo che non ne sapeva niente perché era rimasto in città per smaltire la sbornia e quando si è svegliato i suoi compagni non c'erano più, poco dopo Lugo dichiara l'arrivo dei romani e Agron lo porta con se minacciandolo di morte soltanto con il gesto di afferrare un'arma. 

Nel granaio Gannicus e Donar rompono le giare di pece per dargli fuoco e creare il diversivo quando improvvisamente da dietro un angolo compare Sibilla, Gannicus infastidito dalla sua presenza gli chiede perché non è uscita dalla città e la ragazza risponde di non aver fatto in tempo a causa dell'arrivo dei romani, a quel punto Gannicus è costretto a portarla con se e gli ordina di stare sempre attaccata a lui poi lancia una torcia in mezzo alla stanza appiccando il fuoco.

Nella piazza del mercato Cesare e Crasso uccidono gli ultimi ribelli rimasti a combattere per poi accorgersi delle fiamme che divampano dal granaio, il comandante Rufus riferisce a Crasso di aver mandato dei soldati a controllare ma quest'ultimo ordina di richiamarli, Cesare allora protesta dicendo che Spartacus sta mandando la loro vittoria in cenere e lui richiama i suoi uomini ma Crasso risponde di aver messo in atto un piano e non ha intenzione certo di rinunciarci quindi ordina di dirigersi verso la porta nord.

Alla porta Spartacus e gli altri stanno facendo uscire i ribelli mentre Gannicus e Donar si trovano a combattere da soli da un'altra parte, Sibilla si ripara nascosta dietro un angolo e Donar viene ferito al fianco con una lancia, Gannicus vedendo l'amico in difficoltà interviene in suo aiuto liberandosi dei soldati, la sua spada però si spezza nel combattimento ed impugnando solo la punta uccide l'ultimo romano pugnalandolo alla gola, dopodiché rimane immobile a fissare il suo amico apparentemente morto, Sibilla rompe il silenzio dicendo che se è destino che deve morire è felice di farlo al suo fianco ma Gannicus risponde che quel giorno saranno tanti a morire ma lei non sarà tra questi.

Alla porta nord Agron arriva con Castus e Crisso lo attacca subito verbalmente credendolo un traditore ma Nasir continua a difenderlo mentre Agron incalza ancora contro il pirata, nella discussione interviene Spartacus che ordina di legargli le mani e portarlo con loro mentre i ribelli abili con le armi si portino avanti per coprire la ritirata.

In quel momento vengono raggiunti da i romani ed i ribelli si posizionano davanti alla porta per poi lanciarsi in un attacco furibondo e Spartacus ordina di bloccare la porta dietro di loro, Crisso esegue l'ordine lanciando una giara di pece sulla ruota che sorregge la corda poi ci pensa Spartacus che dopo aver ucciso alcuni soldati afferra una
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Primo incontro tra Spartacus e Crasso

torcia e prima con quella colpisce un romano poi la scaglia verso la ruota dando fuoco alla corda, arrivati sul posto Cesare indica a Crasso chi sia Spartacus e l'Imperatore subito dopo grida il suo nome, Spartacus si gira con uno sguardo di disprezzo mentre Crasso dimostra ammirazione incrociando i loro occhi per la prima volta, immediatamente Crasso ordina di catturarlo e Cesare parte subito all'attacco ma Spartacus riesce in tempo a gettarsi sotto la porta prima che la corda si spezzi e chiudersi definitivamente dietro le sue spalle, a quel punto Cesare in segno di frustrazione impreca dicendo che Spartacus ha anche il favore degli Dei, Crasso però risponde che rallenteranno solo il momento della sua caduta, Cesare allora protesta chiedendo se non devono seguirli e Crasso lo tranquillizza dicendo che per adesso perlustreranno la città per trovare altri ribelli ancora vivi e la sera stessa festeggeranno la loro vittoria.

A Sinuessa, Donar è sempre vivo e viene catturato dai romani mentre Gannicus e Sibilla sono nascosti nella botola che conteneva i prigionieri romani in precedenza.

Al quartier generale Crasso dà ordine a Rufus che nell'accampamento potranno girare solo i soldati e chi non pronuncerà la parola d'ordine pena ci sarà la morte istantanea per non facilitare i ribelli nel mescolarsi con i cittadini, arrivato nel suo ufficio trova Cesare completamente rasato e con i capelli corti mentre è in compagnia di Metello che si congratula con lui per come si è infiltrato tra i ribelli con successo e Cesare dà il merito all'intelligenza di Crasso e Metello si
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Giulio Cesare di nuovo nella sua forma da vero romano

scusa per aver dubitato, a quel punto l'Imperatore annuncia che celebrerà la conquista della città con la Carneficina e offre a Metello una posizione in prima fila oltre ad una delle ville più comode della città, il Senatore si dice sorpreso ma gradisce l'offerta nonostante tutto, appena se ne è andato Cesare lo offende e Crasso concorda il suo pensiero ma afferma che è la voce e le orecchie del Senato quindi è necessario soddisfare il suo volere per quando ritornato a Roma amplifichi i loro meriti nella vittoria, Cesare comunque è dubbioso dicendo che lui parla di vittoria ma Spartacus è ancora in vita e riorganizzerà l'esercito sulla Melia, Crasso lo rassicura dicendo che è impossibile perché la dorsale è invalicabile allora Cesare insiste dicendo che anche lo sprovveduto Glabro pensava la stessa cosa credendo di averlo intrappolato sul Vesuvio, allora Crasso sorridendo dice che sarebbe uno sprovveduto ma Cesare si corregge dicendo che in realtà è una persona dalle mille risorse con le sue trame imprevedibili, Crasso lo ringrazia e lo invita a rilassarsi per la celebrazione, il Tribuno dichiara che preferirebbe la testa di Spartacus infilzata su un bastone e Crasso gli assicura che verrà il tempo in cui lo uccideranno. Gannicus e Sibilla sono ancora nascosti sotto
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la botola mentre i soldati romani si allontanano, la ragazza fascia la mano ferita dell'amico dicendo che gli Dei li proteggono visto che sono entrambi ancora in vita, Gannicus la ringrazia dicendo che è stata brava e lei risponde che quando Lauro picchiava gli schiavi era lei che si prendeva cura di loro, allora Gannicus gli chiede chi invece si prendeva cura di lei e Sibilla afferma che Diotimo è sempre stato gentile con lei poi però è morto e lui ha ucciso chi gli ha tolto la vita, l'ha liberata dopo anni di umiliazioni, Gannicus risponde che adesso non fa differenza e lei risponde che invece lui fa differenza su tutto.

In città Laeta viene accompagnata con le mani legate e Cesare ordina di slegarla visto che non è una schiava, la donna dopo averlo osservato in faccia dice di conoscerlo e Cesare rivela che lei ha conosciuto una parte distorta di lui con i capelli lunghi ed una presentazione falsa, Laeta allora lo accusa dicendo che era al fianco di Crisso e degli altri quando hanno massacrato i romani e Cesare risponde che è stato un gesto di cui se ne dispiace ma era necessario e non poteva scoprirsi prima di aver ottenuto la fiducia dei Cilici, Laeta ormai affranta dce che la regola in cui in guerra è tutto permesso gli è molto familiare dopodiché viene convocata da Crasso dopo aver mangiato ed aver fatto un bel bagno.

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Nel frattempo Kore è alla finestra della stanza di Crasso e quando viene sfiorata da quest'ultimo lei si spaventa essendo ancora scossa dai fatti precedenti, dopo essersi scusato per averle fatto paura la invita a partecipare alla celebrazione e lei è felicissima piangendo di gioia per non rimanere nell'accampamento, Crasso allora chiede se è stato causa di sofferenze e la schiava risponde che non sa quante ma improvvisamente interviene Tiberio che entra nella stanza prendendosi la colpa di aver appesantito il suo cuore con i suoi problemi e per l'angoscia di aver perso Sabino quindi è rimasta molto provata e spera che la sua anima gentile non vacilli sotto quel peso, Kore a quel punto risponde impassibile che non è stata addestrata per essere un soldato ma che farà tutto quello che è necessario fare.

Quando poi se ne va Tiberio dice che questa campagna l'ha cambiata e Crasso aggiunge che non solo lei, il figlio afferma infatti che il suo carattere è stato temprato, Crasso dice che credeva sinceramente dopo quella sera che la sua ragione si fosse persa invece è risorto come la fenice e presto ritornerà al suo fianco, Tiberio sorpreso chiede il motivo della sua convocazione se non è per il fatto di riprendere il suo posto e suo padre risponde che prima desidera la sua presenza alla Carneficina così che anche la considerazione dei soldati verso di lui aumenterà e faciliterà il suo reintegro, Tiberio dice che è un onore presenziare al suo trionfo ma Crasso lo corregge dicendo che le celebrazioni saranno in onore di Cesare, a quel punto il figlio visibilmente infastidito dice che conosce il suo rapporto non idilliaco con lui ma suo padre ribatte dicendo che un uomo scaltro sa trasformare un rivale in un alleato e il nome di Cesare presto sarà potentissimo quindi gli suggerisce di fare la pace poi dimostra la sua soddisfazione nel vederlo finalmente un uomo e Tiberio risponde che è la persona che lui ha creato.

I soldati romani ritornano al nascondiglio
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di Gannicus e Sibilla per cercare altri ribelli sotto le tavole di legno e scoprire eventuali botole, Gannicus sveglia la ragazza e poi le suggerisce di pregare se vogliono salvarsi, quando la ragazza comincia a recitare la preghiera viene udita da un soldato che apre la botola ma Gannicus di sorpresa lo afferra per il collo risucchiandolo sotto il pavimento per poi ucciderlo con un coltello poi si rivolge alla ragazza consegnandogli il pugnale e dicendo che se non sarà lui a tornare è meglio se si toglie la vita, a quel punto Gannicus esce dalla botola e si sentono dei rumori di lotta e una spada insanguinata che spunta dalle travi di legno, in quel momento dei passi si avvicinano all'apertura e Sibilla è pronta a tagliarsi la gola come l'amico gli ha suggerito ma Gannicus spunta dalla botola dicendo che sta cominciando a credere ai suoi Dei.

Nella cantina mentre Kore sta scegliendo il vino per la celebrazione viene avvicinata da Tiberio che afferma dei troppi problemi che affliggono suo padre e quindi gli suggerisce di non aggiungerne altri, Kore arrabbiata reagisce dicendo che tutti gli anni in cui si è presa cura di lui non contano niente e il ragazzo risponde che è vero l'ha sempre sostenuto ecco perché si dispiacerebbe se venisse cacciata o punita se suo padre sapesse con quanta facilità si è concessa a lui per lenire le sue pene quindi minaccia Kore in lacrime di non dire niente perché ne verrà soltanto del male o da suo padre o da lui quindi non sarà così gentile la prossima volta.

Alla villa Laeta viene lavata ed accudita da una schiava quando viene raggiunta da Cesare che la accompagna da Crasso che si complimenta per la sua bellezza come aveva già fatto il compagno precedentemente per poi congedarlo per la celebrazione, Laeta allora chiede di cosa si tratti e Crasso risponde che ha indetto una cerimonia dove verranno giustiziati i prigionieri per la vittoria, Laeta si dice di non avere le forze sufficienti per presenziare all'evento e Crasso rimarca il fatto di essere stata risparmiata da Spartacus, la donna insiste dicendo che ha collaborato solo per salvare i prigionieri, allora Crasso dopo averla rassicurata e preso dalla curiosità chiede di Spartacus e di che persona sia e Laeta risponde descrivendo il trace non come la bestia che tutti credeno ma una persona dal cuore ferito, Crasso afferma di conoscere la sorte di sua moglie e la vendetta che lo consuma, la romana però lo corregge dicendo che non è la brama di sangue quella che cerca, forse lo era all'inizio ma adesso
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intende fare solo quello che crede più giusto, Crasso alla fine dice che entrambi sono nella stessa situazione e che tutti e due credono di essere l'eroe e l'altro il nemico ma soltanto la storia potrà dire chi ha ragione e chi ha torto, subito dopo nella stanza entra Eraclio con la vistosa ferita ricucita sulla fronte procurata da Spartacus nell'episodio precedente insieme ai suoi uomini ed il capo dei pirati dice di essere venuto a riscuotere la sua ricompensa, Laeta si rivolge a Crasso chiedendo se ha fatto accordi con quell'individuo e Crasso risponde anche a caro prezzo poi dice che l'oro è caricato a bordo delle sue navi quindi può sparire oppure verrà ucciso, Eraclio allora acconsente ma pretende anche l'altra cosa che gli è stata promessa e Laeta capisce che si tratta di lei quindi grida a gran voce che è una romana ma Crasso risponde freddamente che però ha dato aiuto ai ribelli qualunque sia la ragione, Laeta disperata dice che non può fargli questo ma l'Imperatore risponde di averlo già fatto ed immediatamente i pirati la imbavagliano e la portano via. Intanto Tiberio attraversa la stanza di
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Cesare trovando due donne nude che si intrattengono e poco lontano Cesare che sta bevendo, il ragazzo gli riferisce che sarà lui ad organizzare la sua celebrazione quindi per scherno Cesare prima lo ringrazia poi gli offre del vino ed anche una delle due donne di nome Canthara, Tiberio però rifiuta entrambe le cose e come risponde dice che suo padre fa male a metterli sullo stesso piano, Cesare sembra essere d'accordo infatti aggiunge come sia possibile accostare un semplice mortale a un Dio, poi continua dicendo che uno dei due assale un pugno di ribelli e nonostante l'appoggio di una centuria si fa disarmare e quasi uccidere invece l'altro si avventura da solo nelle fauci della belva senza armi e riesce a liberare un'intera città soltanto con il suo sagace intelletto quindi gli chiede di indovinare quale sia tra i due, Tiberio cerca di rispondere dicendo che quando riprenderà la sua posizione lo schiaccerà ma Cesare taglia corto e lo congeda dalla sua stanza. Eraclio intanto fa vedere il marchio di Crasso per circolare nella città mentre Gannicus e Sibilla scrutano la situazione da sopra un tetto, poi il pirata porta Laeta nella fucina di Attius e la marchia come una schiava dicendo che sarà la sua regina e non la dividerà con nessuno, all'improvviso i due ribelli entrano nella stanza ed Eraclio rivela che purtroppo non poteva fare altro che tradirli visto che era costretto a scegliere di vivere o morire poi non possono
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competere con un Dio dell'Arena ma potrebbe uccidere la sua donna prima di soccombere quindi gli suggerisce di soppesare le conseguenze, Gannicus risponde che non è la sua donna allora i pirati partono all'attacco e Gannicus prima uccide Adherbal poi gli altri due mentre Eraclio riesce a sgattaiolare fino a Sibilla e la ragazza raccoglie delle manette di ferro e lo colpisce ma con la spada riesce a disarmarla e puntarla al suo collo minacciando di ucciderla, improvvisamente però Laeta da dietro conficca il pezzo di ferro rovente con cui è stata marchiata nella nuca trapassandogli il collo, a quel punto Sibilla chiede cosa ne fanno di Laeta e la romana interviene dicendo che ormai è diventata una di loro.

La Carneficina ha inizio ed un ribelle viene squartato dai romani mentre Metello si congratula con Crasso per il suo successo e per la riconquista di Sinuessa, l'Imperatore però lo corregge dicendo che ormai la città non esiste più perché non ci sono più i cittadini che sono morti, il Senatore allora chiede di Laeta ma Crasso afferma che lei se ne è andata per sempre senza nessuna intenzione di tornare.

Ad altri due ribelli vengono poste delle
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maschere di ferro sulla testa e presi violentemente a bastonate mentre Metello stupito chiede a Crasso se rivendica l'intera città e quest'ultimo gli risponde affermativamente dicendo che l'uomo saggio non combatte solo per la gloria, il Senatore lo avverte dicendo che al Senato non piaceranno le sue avide pretese ma Crasso risponde che l'avidità è il termine con cui gli invidiosi chiamano l'ambizione quindi se farà buon viso a cattivo gioco avranno insieme le spoglie di guerra condividendo con lui parte della città, a quel punto Metello si convince mentre i due ribelli vengono uccisi con i crani completamente fracassati.

E' arrivato il momento di Donar che con un gesto coraggioso chiede una spada per combattere, Tiberio vicino a lui chiede se veramente lo ucciderebbe, dopodiché avuta risposta positiva indice un discorso di presentazione dichiarando che secondo la tradizione l'ultimo incontro rappresenta il culmine della vittoria quindi invita Cesare a combattere e prendendolo in giro ripete le stesse sue parole dicendo che questa volta potrà usare la spada in una guerra vinta grazie al suo sagace intelletto, detto questo Cesare accetta e mentre si gira attorno venendo acclamato dai soldati si vede Tiberio maneggiare la chiave delle manette con un sorriso beffardo ed infatti Donar improvvisamente si libera e con le stesse manette colpisce Cesare in faccia, due soldati intervengono ma il ribelle li stende tutti e due, nella confusione Crasso si alza in piedi ordinando di ucciderlo ma Cesare li ferma e dice che è stata la volontà degli Dei di liberarlo così da poter meritare la celebrazione indetta dall'Imperatore e con il sorriso sulla faccia aggiunge anche dalla sua progenie guardando Tiberio intuendo di essere stato lui a liberarlo, detto questo Crasso acconsente ed i due cominciano a combattere.

Nello stesso momento Gannicus vestito da Eraclio accompagna con se legate come bottino le due donne seguendo i consigli della romana per uscire dalla città.

Nella piazza del mercato il combattimento continua e Donar si dimostra molto capace colpendo più volte Cesare con dei pugni e ferendolo con la spada ad una gamba, dopo un'altra serie di colpi Metello dice a Crasso che se tutti i ribelli combattono come quello la celebrazione è stata prematura, Cesare comunque riesce a reagire e colpisce Donar al fianco dove si trova la ferita per ben due volte, Donar però non si dà per vinto ed addirittura ferma la lama della spada dell'avversario con una mano per poi bloccarlo, Tiberio è desideroso di vedere cadere Cesare ma con una mossa fulminea fa una giravolta e ferisce Donar all'addome costringendolo a cadere in ginocchio, Cesare in segno di vittoria proclama la stessa fine a Spartacus poi si rivolge a Donar dicendo che ha combattuto bene ma
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Donar si uccide davanti a Cesare

il ribelle risponde che gli Dei lo vendicheranno per poi concludere offendendolo, Cesare allora è pronto a dargli il colpo di grazia ma inaspettatamente Donar si suicida infilzandosi la spada sotto il mento togliendo la gloria al romano, la situazione viene risolta da Crasso che annuncia la volontà dei ribelli di suicidarsi per paura di Cesare, alle sue parole i soldati romani esultano e Cesare guarda con un ghigno di soddisfazione Tiberio a sua volta irritato per l'occasione persa. Intanto Gannicus e le due donne continuano ad attraversare la città fino a che si fermano per la presenza di molti soldati, allora Gannicus suggerisce di usare i cavalli e quando i tre stanno per raggiungerli Cesare spunta da dietro un angolo e blocca Gannicus dicendo che ad Eraclio era stata concessa una sola donna quindi gli chiede da dove
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viene l'altra, vistosi scoperto il ribelle si toglie il cappuccio rivelandosi e gridando alle due donne di correre poi comincia a combattere, dopo aver ucciso alcuni soldati si confronta con Cesare ferendolo al petto poi colpisce anche Rufus, in quell'istante altri soldati sopraggiungono e Gannicus per liberarsene e guadagnare tempo getta a terra con un calcio una torcia che grazie all'olio contenuto all'interno crea un piccolo muro di fuoco riuscendo così a scappare salendo sul cavallo insieme a Sibilla. I tre cominciano la fuga al galoppo e Gannicus sfonda il primo sbarramento poi uccide un soldato colpendolo al volo con la spada, raggiunta la porta i ribelli vengono fermati da una linea di difesa formata dai soldati ma Gannicus
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perfora la barriera umana sfondando lo sbarramento per poi ucciderli con la spada uno ad uno, un soldato reagisce conficcando la lancia nel fianco di Laeta ma poco dopo Gannicus uccide anche lui fino a che ne rimane uno solo e prima lo atterra facendo alzare il cavallo sulle zampe posteriori e poi lo uccide fracassandogli la testa sempre con gli zoccoli dell'animale, nel frattempo sopraggiunge Cesare ma Gannicus si toglie la collana con il simbolo di Crasso e la getta a terra per poi con un sorriso sulle labbra riprendere il galoppo.

Alla villa Cesare viene medicato e chiede a Crasso il motivo per cui non lo inseguono, l'Imperatore afferma che attaccare la dorsale di notte sarebbe svantaggioso quindi lo faranno la mattina seguente, Cesare allora insiste dicendo che invece si uniranno di nuovo a Spartacus e a tutti quelli che aveva già permesso di fuggire, Crasso ancora una volta dice che gli ha dato solo una speranza illusoria, Cesare risponde che Spartacus non è uno stolto quindi pensa davvero che gli spiani la strada per la fine e Crasso risponde che è proprio quello che si aspetta.

I ribelli accampati sulle montagne in pieno inverno sono circondati dalla neve e cercano di scaldarsi come possono quando Crisso afferma di voler attaccare però Spartacus lo frena allora anche Naevia si aggiunge a lui dicendo che dovrebbero riprendersi Sinuessa ma Spartacus risponde che ormai la città è persa, Crisso continua ancora dicendo che anche loro lo saranno se non fanno qualcosa, all'improvviso Gannicus ricompare sopra il cavallo insieme a Sibilla, Saxa lo raggiunge di corsa abbracciandolo e baciandolo sotto lo sguardo di disagio di Sibilla poi tocca a Spartacus che lo accoglie dicendo che pensava fosse lui quello impossibile da uccidere, a queste parole Gannicus si mette a ridere e i due si abbracciano, subito dopo Nasir spinge il cavallo con Laeta e Naevia chiede se ha portato una prigioniera ma Gannicus risponde che adesso anche lei è una perseguitata della Repubblica poi
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Gannicus e Spartacus davanti alla dorsale della Melia fortificata da Crasso

dice che se respirano ancora è solo un miracolo e gli Dei devono aver ricevuto una preghiera che li ha mossi a compassione per avergli risparmiato la fine che si aspettavano, mentre dice questo lui e Sibilla si guardano sorridendo ricordandosi del suggerimento fatto da lui quando erano nascosti, a quel punto Spartacus dice di credere che l'hanno solo differita.

Più tardi Spartacus mostra a Gannicus la dorsale fortificata e circondata da un fossato rivelando che Crasso aveva già programmato tutto per poi attaccarli e quando lo farà la morte sarà l'unica cosa a cui sono destinati.

NoteModifica

  • Quando Gannicus e Sibilla rimangono nascosti nella botola la ragazza dice che i soldati romani si rammaricavano per non aver ucciso Spartacus e Gannicus risponde "è quanto mai ostico ucciderlo, ho avuto occasione di impararlo a mie spese" riferendosi al loro combattimento nell'episodio "Libertà di Scelta" di Spartacus: La Vendetta.
  • Mentre Crasso parla con suo figlio Tiberio a proposito del rapporto con Cesare suo padre dice "Cesare porta un nome importante, un giorno brillerà di luce propria fino ad offuscare il sole" riferendosi chiaramente ad una delle persone più importanti ed influenti della storia come Giulio Cesare.
  • Quando Cesare dice a Laeta che si dispiace per la morte dei prigionieri ma che non poteva farsi scoprire dai ribelli Laeta risponde "in guerra tutto è permesso pur di ottenere la vittoria, una massima che mi è familiare", probabilmente è un riferimento a quando fu ucciso suo marito da parte di Spartacus nell'episodio "Lupi alla Porta".
  • Durante la conversazione tra Crasso e Laeta, Simon Merrells rompe per ben due volte la "quarta parete" guardando direttamente verso la telecamera.
  • Il creatore Steven S. DeKnight ha rivelato che la sua parte preferita dell'episodio è l'intera storia che coinvolge Gannicus.
  • La palla che Crasso maneggia quando parla con Cesare è la stessa che apparteneva alla bambina di nome Messalina sempre nell'episodio "Lupi alla Porta".
  • La lettera "H" che Eraclio fa marchiare nel braccio di Laeta chiaramente si identifica nel nome del pirata nella versione originale e cioè Heracleo.
  • In realtà il primo incontro tra Spartacus e Crasso avviene in Spartacus: Morituri ma gli eventi del libro non influiscono sulla serie televisiva.
  • Il rossetto di Laeta si può notare che cambia molte tonalità dopo che Crasso la consegna ad Eraclio.
  • Il soldato romano che strappa il braccio del ribelle durante la Carneficina è interpretato dallo stunt Stephen Grey ed anche la sua fidanzata Ashlee Fidow interpreta la parte di una ribelle oltre ad avere il ruolo ufficiale di controfigura di Cynthia Addai-Robinson nella parte di Naevia, stessa cosa vale per Steve McQuillan il Coordinatore degli Stunt dove anche sua moglie Shelley interpreta la parte di una dei ribelli.

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